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Infarto miocardico acuto: l'Ace inibitore Lisinopril riduce la mortalità precoce
Uno studio, coordinato da Aldo P Maggioni dell’ANMCO Research Center di Firenze, si è posto l’obiettivo di descrivere le cause ospedaliere delle morti dei pazienti con infarto miocardico, stratificate al trattamento con Ace inibitori o al non-trattamento, come descritto nello studio GISSI.

Il periodo osservazionale è stato di 56 mesi.

I pazienti che hanno ricevuto Lisinopril ( Zestril ) hanno presentato una minore mortalità ospedaliera per cause cardiache, rispetto ai pazienti assegnati ad un trattamento che non prevedeva l’Ace inibitore ( 4.7% versus 5.3%; p=0.052 ), con una riduzione del rischio relativo del 12%.

Il Lisinopril ha ridotto il rischio di morire per rottura cardiaca del 39%.

Il miglioramento della sopravvivenza, associato al trattamento con Lisinopril, era principalmente dovuto ad una riduzione dell’incidenza di rottura cardiaca, dissociazione elettromeccanica, ed insufficienza ventilatoria, entro 4 giorni dall’insorgenza dei sintomi dell’infarto miocardico.

Gli effetti benefici del Lisinopril, osservati a 6 settimane, si sono mantenuti per quasi 5 anni.

I dati dello studio hanno indicato che l’assunzione precoce di Lisinopril da parte dei pazienti non-selezionati con infarto miocardico acuto, dovrebbe essere considerata una terapia standard per ridurre le morti precoci, soprattutto dovute alla rottura cardiaca.
L’effetto benefico di questo intervento è persistito per quasi 5 anni. ( Xagena )

Pedrazzini G et al, Am Heart J 2008; 155: 388-394

 
 
 
 
     
 
 

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