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- Scompenso cardiaco: la terapia con beta-bloccanti prima e durante l’ospedalizzazione è associata ad una riduzione della mortalità
- Lo studio ESCAPE ( Evaluation Study of Congestive Heart Failure and Pulmonary Artery Catheterization ) ha valutato l’effetto della terapia con beta-bloccanti sugli outcome dello scompenso cardiaco nei pazienti ospedalizzati.
Lo studio ha riguardato 432 pazienti; il 62% di questi era in terapia con beta-bloccanti prima del ricovero.
I pazienti trattati con i beta-bloccanti hanno avuto una più breve permanenza in ospedale ( 7.9 versus 9.4 giorni; p<0.01 ) e una più bassa incidenza di mortalità a 6 mesi ( 16% versus 24%; p=0.03 ), rispetto a quelli che non erano in terapia con questi farmaci.
Tra i pazienti che assumevano beta-bloccanti al momento del ricovero e sono stati dimessi ( n = 253 ), la terapia con beta-bloccanti è stata sospesa in 54 soggetti e modificata in modo significativo ( riduzione maggiore del 50% del dosaggio o passaggio ad un altro beta-bloccante ) in 28 pazienti durante il periodo di ospedalizzazione.
Fattori associati all’interruzione dei beta-bloccanti durante l’ospedalizzazione sono risultati essere:
- frequenza respiratoria maggiore di 24 respiri al minuto ( 30.8% versus 16.9%; p=0.03 );
- più bassa frazione d’eiezione ( 17.9% versus 20.2%; p=0.04 );
- diabete ( 21.2% versus 37.1%; p=0.03 )
- pressione sistolica < 100 mmHg durante l’ospedalizzazione ( 70.3% versus 54.1%; p=0.03 ).
Dopo aggiustamento, l’impiego dei beta-bloccanti durante l’ospedalizzazione era associato ad una significativa riduzione nell’incidenza di ri-ospedalizzazione o di morte entro 6 mesi dopo la dimissione. ( Xagena )
Butler J et al, J Am Coll Cardiol 2006; 47: 2462-2469
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